Fas… chi sono?

| November 20th, 2009

Il fas, sarebbe la Federation of American Scientists; costoro pubblicano Secrecy News, Ovvero una ‘rivista’ molto informata che tratta di Segreti, Spionaggio, intelligence mondiale. Il sito è stato aggiornato recentemente, devo dire molto bene. Era un bel po’ che non mi collegavo più. Provare per credere… ecco cosa dice l’aboutdel loro sito: “…a publication of the , reports on new developments in government secrecy and provides public access to documentary resources on secrecy, intelligence and national security policy. It is written by Steven Aftergood…”

 fas.org

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Sul figaro di oggi c’è questo interessante articolo sulla stasi, i servizi segreti di Berlino Est.

“…Les ombres de la Stasi continuent de planer sur l’Allemagne. La sinistre police secrète du ministère de la Sécurité d’État de la RDA a employé au total quelque 620 000 personnes, dont 12 000 ressortissants d’Allemagne de l’Ouest entre 1950 et 1989. Au moment de sa dissolution, en 1989, environ 91 000 agents officiels travaillaient pour la Stasi et 175 000 informateurs non officiels, les célèbres «IM» (Inoffizieller Mitarbeiter) : soit 1 % de la population est-allemande. La Stasi a laissé derrière elle un encombrant héritage : 195 kilomètres d’archives, qui contiennent les noms des suspects, mais également des agents et de leurs informateurs.

L’Allemagne réunifiée s’est dotée d’un organisme chargé de reconstituer et d’étudier le puzzle laissé par la Stasi, la Birthler Behörde installée dans l’ancien quartier général de la Stasi à Berlin. Chaque année quelque 100 000 Allemands viennent y rechercher les fantômes de leur passé en consultant leur dossier. Les victimes de la Stasi y retrouvent l’identité de ceux qui les ont espionnés, cherchent à comprendre ce qu’ils recherchaient et à savoir ce qu’ils ont trouvé. «Nous pensions qu’au bout de dix ans, les gens cesseraient de venir consulter leurs dossiers, explique Marianne Birthler, responsable des archives. Cela n’a pas été le cas. Au contraire.»

Les archives sont ouvertes au compte-gouttes, aux chercheurs et aux journalistes. Faute de moyens et de volonté politique, il n’y a pas eu d’étude systématique des documents, notamment pour faire la lumière sur la question la plus sensible : l’étendue de l’influence de la Stasi en RFA. La volonté de réconciliation a pris le dessus sur le devoir de vérité… En attendant que les responsables et leurs victimes disparaissent peu à peu. Régulièrement, les archives laissent échapper des secrets, telles des bombes à retardement. Ainsi a-t-on a appris l’été dernier, que Karl-Heinz Kurras, le policier ouest-allemand, qui a abattu le leader étudiant de gauche Benno Ohnesorg en juin 1967, était un espion de la Stasi. Le débat sur le nécessaire examen du passé a alors ressurgi au Bundestag : un texte de loi proposait d’examiner notamment combien d’employés de l’administration actuelle avaient collaboré à la Stasi et dans quels secteurs. Avant d’être enterré de nouveau par les députés.

Dénonciations sur Internet

Sur Internet, les victimes dénoncent leurs anciens tortionnaires : ceux qui interdisaient à leurs enfants de passer leur bac pour des motifs politiques, ceux qui ont brisé leur carrière parce qu’ils refusaient de collaborer à la Stasi, ceux qui ont détruit leur vie. Et s’exposent ainsi à des poursuites judiciaires.

Dans l’État régional du Brandebourg, surnommé la petite RDA, 4 députés du parti de la gauche radicale ex-membre de la Stasi, Die Linke, ont été élus lors des élections régionales du 27 septembre. Cela n’a pas empêché le patron SPD du Brandebourg, Matthias Platzeck, de faire alliance avec Die Linke pour former son prochain gouvernement. Au nom de la «réconciliation» et pour donner une «chance à ceux qui ont changé». Pour Stephan Hisberg, député du SPD et militant du mouvement démocratique en RDA à la fin des années 1980, c’est « un coup porté aux valeurs démocratiques». Pour lui, «quelqu’un ayant participé activement à briser un autre homme, moralement ou physiquement, en le livrant à un système totalitaire, n’a rien à faire dans un parlement démocratique».

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Segnaliamo il romanzo “Le Conseguenze”, storie di spionaggi totalitari e massacri religiosi, innamoramenti clandestini e invidie omicide, sullo sfondo di importanti avvenimenti storici di cui si ascolteranno alcuni brani letti da Savino Liuzzi che affiancherà l’autore.
Che legame c’è fra Berlino prima della caduta del Muro e Parigi durante la persecuzione degli Ugonotti alla fine del Cinquecento? Il quadro di un pittore dimenticato ritorna alla luce dopo quattro secoli, provocando conseguenze inaspettate. Quasi come in un romanzo di Queneau, in cui diverse epoche si sognano reciprocamente, si alternano le vicende di Vincent des Jours, ritrattista di uomini di potere, e Leo Kamp, esperto in passaporti contraffatti. Il libro, infatti, è un’alternanza di brevi capitoli con storie diverse, ambientate in secoli lontani e raccontate da vari punti di vista anche se il vero protagonista di resta però l’amore che, cercato a tutti i costi o trovato per caso, è un sentimento che si sconta per tutta la vita. (il libro è pubblicato da Marsilio)

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Sul corriere.it di oggi, leggiamo che “…Forno di fortuna e ingredienti sovietici
Così nacque la prima pizzeria dell’Est. La mise in piedi nel 1982 il figlio di un emigrante italiano. Tra i suoi clienti anche le spie della Stasi..” Le pizze erano tre in tutto e solo un giorno alla settimana. Insomma, oggi che è l’anniversario della caduta del muro di Berlino, spionaggio in tutte le salse…chissà quante ne sentiremo, di altre. non ricordo però di aver visto/letto film in cui spie mangaivano pizza all’Est. Qualcuno si ricorda?

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Shibumi

| November 6th, 2009

Sto leggendo Shibumi, vecchia storia di spionaggio di Trevanian. Al momento non è male. Un po’ datato, ma non è male. C’è sempre da imparare qualcosa.

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P. Vilikovský
È sempre verde…
traduzione di A. Mura, Edizioni Anfora, Milano 2004
(Recensione di Tiziana D’Amico)
e Samizdat 2005 (III) 2-3, pp. 492-494

“…E va subito detto che la scelta di È sempre verde… ci appare particolarmente felice. Una ex-spia dell’impero austro-ungarico racconta le proprie esperienze a un aspirante agente segreto attraversando mezzo secolo di storia dell’Europa centrale. Un romanzo di spionaggio, dunque. Ma non solo, perché già nella succinta trama compare un altro genere, quello del romanzo di formazione: l’agente fuori servizio è prodigo di consigli e osservazioni su come si deve svolgere questo delicato lavoro, oltre che di particolari sulle avventure vissute.
Consigli, osservazioni, avventure, considerazioni, ricordi: la narrazione è composta unicamente da questo, e si rovescia come l’acqua di un bicchiere rovesciato, senza una meta precisa, senza confini. Il narratore divaga, interrompe il racconto, passa da un ricordo all’altro, ignorando, confondendo il suo ascoltatore (i suoi ascoltatori, quello del romanzo e il lettore). Un monologo a tratti interrotto da domande alle quali non sempre vengono date risposte, spesso ribattute con fastidio e insulti più o meno velati, o del tutto snobbate. Un ascoltatore denigrato, di cui veniamo a conoscenza solo dei difetti fisici (le orecchie, il naso) e delle carenze intellettive e scolastiche (non conosce né l’inglese né il latino). Il critico Vladimír Macura ha osservato che questo narratore ricorda Insulti al pubblico di Peter Handke (“Agenta Munchhasena přirody a skúsenosti”, Slovenské Pohľady, 1989, 9, pp. 41-47); o forse sarebbe più appropriato scrivere che “gioca a ricordarlo”.
Ed ecco una delle chiavi di lettura di queste 140 pagine: il gioco. L’autore, attraverso questo suo narratore egocentrico, stereotipo di se stesso, gioca con il lettore e con la letteratura. Gioca con i generi, quello dello spionaggio innanzitutto, quello di formazione (con il colpo di scena finale), e, a guardar bene, tocca anche quello della memorialistica con il suo narratore dai ricordi grotteschi, irreali di una vita fuori dal quotidiano. …”
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Liaty Pisani, chi è costei?

| October 18th, 2009
Liaty Pisani è considerata dalla critica “l’unica scrittrice da prendere sul serio nel panorama tutto maschile della spy story internazionale” («Norddeutscher Rundfunk»), nonché “la maestra del thriller di spionaggio” («Der Spiegel»). Inizia la sua carriera letteraria a tredici anni quando, nei primi anni Sessanta, pubblica un libro di poesie illustrato dai suoi quadri: Il mondo nasce e io l’amoSi scatena un caso analogo a quello della giovanissima poetessa francese Minou Drouet (stampa, radio e televisione si occupano ampiamente di lei). A diciotto anni pubblica un secondo libro di versi Per non dimenticare, al quale segue La scelta della pelle, presentati da Giulio Nascimbeni e Giuliano Gramigna. In seguito pubblica poesie su riviste. Nel 1979 lavora per la casa editrice Guanda, occupandosi della Società di Poesia. L’anno seguente scrive il suo primo romanzo, Il falso pretendente (Coliseum 1988 e La vita Felice 1995). Seguirà nel 1987 La Terra di Avram, edito da Mondadori. Nel 1992 inizia la serie di spionaggio che ha come protagonista l’agente di un servizio segreto mercenario. Specchio di notte, il primo libro della serie, sarà pubblicato da Leonardo Mondadori Editore. In seguito Liaty Pisani, a causa della mancata pubblicazione in Italia del suo secondo romanzo di spionaggio, che offre una lettura della tragedia di Ustica molto scorretta politicamente, cederà i diritti dei propri libri alla casa editrice Diogenes di Zurigo. In Italia sono stati pubblicati da Sperling: Agguato a MontségurUn silenzio colpevoleLa spia e il presidente e da Fazi Editore il nuovo La Spia e la Rockstar. Nel 2007, per i titoli della Diogenes, uscirà il romanzo La soluzione vitale che tratta della recrudescenza del fascismo nel mondo. I suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Germania, Austria e Svizzera tedesca.
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 Per quasi un anno Benito Mussolini, nel 1917, fu stipendiato dai servizi segreti britannici. Sorprendente, forse, per l’uomo che molti anni dopo avrebbe dichiarato guerra alla “perfida Albione”. Ma la politica è spregiudicata, sicché non bisogna meravigliarsi che gl’inglesi, più tardi “stramaledetti” dal fascismo, fossero alleati preziosi in una stagione precedente. Stupisce piuttosto, e qui sta la novità, l’esiguità della somma: cento sterline, il prezzo con cui l’intelligence britannica si comprò la fedeltà di Mussolini, non erano molti soldi nemmeno a quel tempo. “In genere, rivalutiamo per sessanta: perciò, possiamo stimare quella sovvenzione in seimila sterline d’oggi”, dice Peter Martland, professore di storia moderna all’Università di Cambridge. Neppure 5.500 euro al cambio odierno, quindi, per fare una politica, certo congeniale a Mussolini, che era vitale per la Gran Bretagna in guerra contro gl’Imperi Centrali. “Fu un vero affare, perché ormai il conflitto sembrava perso”, osserva Martland. Possibile che con quelle cento sterline si sia cambiato il corso della storia europea? “Comunque, se avesse vinto la Germania, non saremmo qui a parlarne”, commenta lo storico.

Vediamo. Nell’autunno del 1917 le sorti della Grande Guerra sono appese a un filo. La Russia rivoluzionaria ha sospeso i combattimenti contro la Germania, l’Italia ha subito la rotta di Caporetto. La situazione è disperata. Se anche l’Italia dovesse abbandonare il conflitto, solo Francia e Gran Bretagna resterebbero a opporsi a Germania e Austria. Londra deve fare di tutto per garantire che l’Italia non receda dall’alleanza: “C’era il timore che il governo italiano dopo Caporetto dovesse fronteggiare rivolte, ondate pacifiste”, riassume Martland. Ma i britannici avevano a Roma un uomo di prim’ordine, il tenente colonnello Samuel Hoare, dell’intelligence militare, il quale aveva organizzato una rete di un centinaio di agenti che agivano per la Gran Bretagna. Riferiscono sul morale della nazione, sulla condizione delle banche, sul contrabbando di oro e valuta verso la Svizzera che, come sempre nella storia italiana, aumenta nei momenti di grave crisi. Qualcuno consiglia a Hoare di avvicinare il giornalista Benito Mussolini che, cacciato dall’”Avanti!” e dal partito socialista per la sua linea interventista, sostiene ora la politica con un nuovo giornale, “Il Popolo d’Italia”. Hoare acconsente e, conosciuto Mussolini, fa di più: propone una sovvenzione per la testata.

Il suo capo a Londra, Sir George Macdonagh, tentenna. “Hoare lo convince, dicendo che, se la sovvenzione è negata, è pronto a pagare di tasca propria”, spiega Martland. E si fa l’accordo: cento sterline alla settimana. Ricorderà molti anni più tardi, nel 1954, Hoare, ormai divenuto Lord Templewood, nelle sue memorie: “’Lasci fare a me’, fu la risposta che Mussolini mandò attraverso il mio intermediario: ‘Mobiliterò i mutilati di Milano, che spaccheranno la testa a ogni pacifista che tentasse di tenere una manifestazione di strada contro la guerra’. E fu di parola, i fasci neutralizzarono davvero i pacifisti milanesi”, concluse Hoare -  sorvolando, da signore, sulle cifre. Naturalmente, non è che Mussolini abbia salvato le sorti dell’Italia e della guerra, ma anche il suo interventismo, fino al Piave e al riordinamento dell’esercito italiano sbandato, servì alla causa britannica. “L’investimento rese, anche se non so se Mussolini usasse i soldi per il giornale: viste le sue inclinazioni, ritengo probabile che abbia speso quei soldi per le sue amiche”, dice Martland, che fa due conti: “Era buon prezzo, se si pensa che la guerra all’epoca costava alla Gran Bretagna quattro milioni di sterline al giorno”. 
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libri e affini

| October 10th, 2009
In questi giorni sto leggendo un po’ di libri… ne ho una catasta, che inizio, rimetto lì, riprendo. Per fortuna quando li riprendo, anche a distanza di mesi o settimane, mi ricordo subito dove ero arrivato e cosa stava accadendo. Per fortuna…
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Notizie dalla frontiera

| October 7th, 2009
 Nulla di nuovo qui sul fronte orientale… lo sapete che questo server (di iospia) ha sede in Portogallo? Anche quello un paese famoso per le spie
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