Archive for September, 2008
Bel primo piano di ‘Camille’ dal nuovo 007
| September 28th, 2008
”…Ukranian actor Olga Kurylenko plays the feisty Camille, a character Forster said was created as a “mirror image” of Bond. She too has suffered at the hands of the mysterious organisation which was involved in the death of 007’s lover Vesper Lynd in Casino Royale…” Dal Guardian.co.uk, e la foto è proprietà della Sony.
Dal Giornale.it: Anche l’FBI indaga sulla crisi economica…
| September 25th, 2008Se tutti gli agenti segreti fossero come W. Somerset Maugham probabilmente la Gran Bretagna avrebbe contato meno nello scacchiere della storia. Ma forse i danni sarebbero stati minori. Adelphi manda in libreria Ashenden o l’agente inglese (tr. it. F. Salvatorelli, 19 euro). Basterebbe un passaggio della premessa per capire per quali sentieri ci si incammina: “Nel 1917 andai in Russia. Mi mandarono per impedire lo scoppio della rivoluzione bolscevica e mantenere il paese in guerra. Il lettore sa già che i miei sforzi non ebbero successo”. Quando si dice lo humour. Ashenden è un uomo disincantato, portatore di una scala di valori forgiata attraverso la follia degli uomini che “hanno sempre trovato più facile sacrificare la vita che imparare la tavola pitagorica”. Ashenden agisce poco, al limite osserva e prende nota. Quando è costretto a decidere si affida al caso, al lancio di una moneta. E’ difficile chiedere a uno spettatore di diventare un attore. Ma intanto fotografa tutti: burocrati svizzeri, logorroici affaristi inglesi, donne russe che sembrano uscite da Anna Karenina, situazioni senza nessun senso che sembrano scritte dall’amato Ibsen, il ripetersi della realtà che, nonostante il lavoro che fai, i posti che vedi, le missioni che ti affidano, gira poi in fondo sempre noiosamente identica. E dietro a questa, per quanto cinico cerchi di diventare, a Maugham resta sempre una grande pena per la sofferenza che gli passa sotto gli occhi.
IL NOSTRO UOMO
L’isola di Pascali di Barry Unsworth (tr. it. L. Merlini, Passigli, 14,50 euro) divenne un film con Ben Kingsley alla fine degli anni Ottanta. Parla di spie. Non alla James Bond, ma un po’ più scalcagnate in stile Il sarto di Panama o Il nostro agente all’Avana. Ma con meno ironia. Anzi, con più disperazione. In un’isola greca all’inizio del Novecento mentre sta crollando l’impero ottomano un oscuro informatore del sultano redige il suo ultimo rapporto. Con la speranza che almeno questo venga letto e apprezzato da Sua Eccellenza. Descrive l’arrivo sull’isola di un signore inglese sedicente archeologo. Lo aggancia, lo pedina, perquisisce la sua camera d’albergo e trova una pistola. Chi è quell’uomo? Che cosa è venuto a fare? Potrebbe essere lui la svolta professionale che gli farà lasciare quest’isola sperduta per tornare a Costantinopoli? Ma mentre il mondo si affanna tra imperi che collassano, ribelli che si armano e nuove divisioni politiche che stanno per tagliare il Mediterraneo, il potere non ascolta. Il sultano è inavvicinabile e il suo scrivano, come quasi sempre avviene nelle vicende umane, sta correndo incontro a un destino che non aveva messo in conto.
Stefano Di Marino spiega com’è la spy story oggi su Panorama.it
| September 16th, 2008Da Repubblica: Le Carrè traditore?
| September 15th, 2008Le Carré: “Quando volevo diventare la spia che venne dal freddo”
Lo ha confessato al Sunday Times: “C’è stato un periodo
“Una vita da spia”
| September 11th, 2008
Stamattina, sulla TV nazionale, stanno intervistando Emilio Randacio, che ha scritto “Una vita da spia”, Bur, pagine 178, euro 9,50.
Il debutto è nelle vesti dell’infiltrato fra gli assidui del Collettivo di Medicina di via dei Volsci, una sorta di Car per OO7 in erba. Bernardini che ha scelto il nome di copertura di Brigida, parla delle dure regole dell’apprendistato, quando spiega che bisogna “dimostrare di essere svegli, affidabili,utili alla causa. E Brigida per ottenere quel posto è pronto a tutto”. Bernardini con gli autonomi romani va a nozze. Allora all’intelligence cominciano a guardare al giovanotto con occhi diversi. “Nel marzo del 1985”, scrive Randacio, “il Sisde si impegna a istruire Marco Bernardini sui vari movimenti in odore di terrorismo… Gli consigliano di leggere il Manifesto di Marx. E’ un primo passo per capire il pensiero di chi andrà a controllare” . Intanto iniziano “le lezioni sulle differenze di ideologia tra brigate rosse e Partito comunista combattente” e non solo negli incotri addestrativi non ci si limita alle “anime italiane”, gli agenti, infatti, “erudiscono Brigida anche sui movimenti del Magreb, o sugli indipendentisti baschi dell’Eta o di Sandero luminoso…”. E via discorrendo. Bernardini racconta di mimetizzazioni, delle tecniche del caso e di come durante un soggiorno coperto a Cuba abbia potuto partecipare a un corso per rivoluzionari stranieri. Curioso il versante pratico di questa singolare scuola quadri. L’istruttore si sofferma sull’utilità di “mimetizzarsi nel tessuto” attraverso una serie di esempi concreti, eccoli: “Se tu vai a Milano, la prima cosa da fare è girarla a piedi. Fondamentale imparare la topografia. Indispensabile è adeguarsi al modo di fare delle persone del posto”. Eppoi ancora sempre l’ineffabile istruttore caraibico spiega “come le abitudini dei romani, ad esempio, siano diverse da quelle dei milanesi. Per la strada la gente cammina più lentamente, dipende dal ritmo della città e dal clima. A Milano fa più freddo”. Grazie a questi piccoli accorgimenti, in linea con le abitudini indigene, “ci si mimetizza meglio nell’ambiente. Una camicia a fiori a Roma risalta molto, anche l’abbigliamento va adattato”. E’ sempre il solito cubano a suggerire “di portare la barba e i capelli lunghi. In caso si finisse sulla lista dei ricercati, tagliarli sarà più facile che farli crescere”. E’ la logistica empirica dei frequentatori del mondo occulto. Una logistica fatta spesso di norme spicce e soprattutto che non conosce frontiere. Una vita da spia entra nel privato del protagonista e spiega come durante l’arruolamento sia praticamente ridotto ai minimi termini. Niente a che vedere con James Bond: belle donne poche, champagne meno. In realtà il giorno dopo giorno dello OO7 medio ha qualcosa di certosino oltre a un forte tratto maniacale. E’ esistenza talora al limite, ma più spesso di routine. Ma a un certo punto, piuttosto indecifrabilmente, Bernardini perde appeal ed esce di scena. Allora emigra sul versante privato. Il suo nome diventa di dominio pubblico con lo scandalo Telecom e le intercettazioni abusive di Giuliano Tavaroli. A quel punto ogni vincolo di riservatezza va a farsi benedire e i panni sporchi possono così finire in piazza.
Emilio Randacio, Una vita da spia, Bur, pagine 178, euro 9,50. …”
Abbiamo tratto l’articolo da: http://www.wikio.it/news/EMILIO+RANDACIO
Una settimana fa l’anziano ministro aveva contribuito a riaccendere l’interesse sul rapimento di Eichmann raccontando la difficile decisione presa dalla sua squadra quando si ritrovò costretta a rinunciare alla cattura di Josef Mengele, il criminale nazista conosciuto come «l’angelo della morte» di Auschwitz, per non compromettere il rapimento e il trasferimento in Israele del cosiddetto «architetto dell’Olocausto». L’arzillo Eitan parlando con i giornalisti tedeschi non si limita a svelare i retroscena della spedizione di 48 anni fa, ma arriva a teorizzare la necessità di continuare a pianificare e mettere a segno iniziative clandestine di quel tipo. «Anche se quell’era è finita - spiega - quelle operazioni non possono essere considerate soltanto come ricordi del passato». Così quando gli viene chiesto un esempio concreto non ha esitazioni nel pronunciare il nome del presidente iraniano. «Sarebbe ottimo - spiega il ministro - se dei capi di Stato come il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si ritrovassero all’improvviso davanti alla Corte internazionale dell’Aia». Quando gli viene chiesto di confermare quelle parole Rafi Eitan non si tira indietro. Sorvolando sul fatto che non esistono a tutt’oggi né un formale atto d’accusa contro Ahmadinejad, né un mandato di cattura internazionale firmato dal Tribunale dell’Aia, il ministro israeliano si dice assolutamente convinto della bontà dei propri propositi. «Chi semina veleno e sogna di sradicare altri popoli - sottolinea Rafi Eitan - deve vivere con la paura di poter subire certe conseguenze».
Mentre il ministro israeliano sogna di rapire Ahmadinejad, in Russia i dirigenti di Atomstrojexport, la società di stato che ha costruito la centrale nucleare iraniana di Bushehr, pianificano la fase finale dei lavori e annunciano l’accensione del reattore nucleare entro la fine dell’anno. L’avvio del reattore renderà «irreversibile», a detta di Leonid Reznikov presidente di Atomstrojexport, la messa in funzione della centrale di Bushehr segnando di fatto l’inizio dell’era nucleare iraniana. Secondo la società russa l’avvio del reattore sarà deciso questo mese, in un incontro tra funzionari nucleari russi e iraniani, ma Teheran ha già annunciato di non voler attendere oltre l’autunno.
Yssa il buono di John le Carré
| September 9th, 2008
Chi è lo sconosciuto gracile e male in arnese, avvolto in un cappottone nero, in cui Melik, immigrato turco di seconda generazione nato ad Amburgo, continua a imbattersi? Dopo l’11 settembre la vita del giovane, devoto musulmano e promessa della boxe, soffre di equilibri precari, e lui farebbe di tutto pur di non cacciarsi nei guai. Ma sua madre Leyla, che considera un dovere prestare aiuto a un compagno di fede, decide di dare ospitalità allo straniero.A poco a poco lo strano ragazzo, che dice di chiamarsi Yssa Karpov, rivela di essere un profugo ceceno fuggito da un carcere russo e di essere entrato in Germania clandestinamente con la ferma intenzione di studiare medicina, grazie anche all’aiuto che gli verrà fornito da Tommy Brue. Peccato che Brue, di origini scozzesi e proprietario della banca di famiglia che porta il suo nome, non abbia idea di chi lui sia. Il ceceno, però, è in possesso di una misteriosa parola d’ordine capace di ridestare improvvisamente il passato: “lipizzano”. Quando Brue sente questo termine per bocca di Annabel Richter, un avvocato specializzato nell’assistenza agli immigrati a cui Yssa si è rivolto, sa che non si riferisce alla nobile razza di cavalli di origine slovena. Lipizzano è la parola in codice con cui suo padre indicava ingenti e loschi capitali travasati dall’Unione Sovietica nelle casse della sua banca.
Ma l’enigmatico Yssa sembra nascondere anche qualcos’altro: a lui, infatti, sono interessati i servizi segreti inglesi e tedeschi. Mentre gli americani sembrano semplici osservatori. Profondo conoscitore della situazione politica internazionale, John le Carré torna con una storia emozionante e attualissima, che tocca questioni e temi di primo piano come i capitali della nuova Russia, i flussi migratori verso l’Europa, la tutela dei diritti nella civiltà globale. In Yssa il buono, il maestro della spy story si confronta con gli aspetti più ambigui della contemporaneità, ponendo l’accento sulle contraddizioni delle grandi democrazie occidentali e sull’arroganza del potere nei confronti dei più deboli.
Mondadori presenta “Spie”
| September 3rd, 2008
Gli autori sono Giorgio Boatti, Giuliano Tavaroli. Uno è un giornalista che già ha scritto di spie e spionaggio. L’altro personaggio non ha bisogno di presentazioni. Il libro è un cartonato con sovracoperta e costa 18 euro e 50 centesimi. Buona lettura
Come si combatte la guerra sorda e sommersa che vede ogni giorno schierate le multinazionali nel tentativo di imporsi su nuovi mercati? A chi si affidano le grandi holding per individuare i piani dei concorrenti, per disporre di informazioni tempestive su nuovi prodotti, per smascherare dipendenti infedeli e manager corrotti, per affrontare le emergenze che scoppiano sui diversi scacchieri internazionali coinvolgendo pesantemente le proprie diramazioni produttive ed economiche? Quali strutture di sicurezza sono chiamate in campo quando si tratta di difendere know-how industriali top secret e piani di ricerca e sviluppo riservatissimi, da cui dipende la sopravvivenza stessa di un’impresa? Come ci si tutela dagli infiltrati al soldo degli avversari? In questo libro a due voci, Giorgio Boatti, giornalista e storico, autore di diversi saggi sullo spionaggio, e Giuliano Tavaroli, uno dei maggiori professionisti del nostro paese in tema di security, con un lungo tragitto professionale dall’Italtel alla Pirelli alla Telecom, danno risposte puntuali a queste domande, svelando per la prima volta una realtà mai raccontata: quella delle strutture di intelligence e di sicurezza aziendale che operano al servizio delle grandi imprese. Strutture che si giovano dell’esperienza di alcuni ex agenti dei nuclei speciali antiterrorismo che, vinto il confronto con le Brigate Rosse e con Prima Linea negli «anni di piombo», contribuiscono a innovare gli apparati informativi e di sicurezza mobilitati nelle contrapposizioni tra i giganti dell’economia, della finanza, delle telecomunicazioni, dei media. Da Hong Kong all’Indonesia, dal Venezuela alla Turchia, Tavaroli descrive alcune operazioni riservate, vere e proprie azioni da 007, condotte silenziosamente dentro la nostra quotidianità, che hanno sconfitto clamorosi tentativi di spionaggio industriale, protetto stabilimenti minacciati da sommosse politiche, difeso manager nel mirino della criminalità organizzata. E sbaragliato concorrenti che erano ricorsi al gioco duro - fatto di pedinamenti, dossieraggi e controlli telefonici - per impedire a imprese italiane di entrare in nuovi e decisivi mercati. Un libro che affronta anche la questione delle intercettazioni telefoniche, che ha portato in primo piano, oltre all’uso spregiudicato delle trascrizioni da parte dei media, la confusione legislativa in vigore, alimentando polemiche generate da un potere politico incapace di imporre poche e chiare regole. E che mostra come la lotta per il controllo delle informazioni coinvolge non solo la sicurezza del paese e delle aziende ma la nostra stessa privacy.