Archive for April, 2009

LA NUOVA INCHIESTA LO «SCIACALLO» TIRA IN BALLO I SERVIZI SEGRETI AMERICANI. TORNA LA PISTA DEL TEDESCO KRAM

Carlos «assolve» Mambro e Fioravanti

Strage di Bologna, è stato interrogato per la prima volta a Parigi

DAL NOSTRO INVIATO

PARIGI — Carlos lo sciacallo, per la prima volta davanti a un magistrato italiano, detta la risposta in lingua francese: «La strage del 2 agosto, a Bologna, non è opera dei fascisti». Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, così come Luigi Ciavardini, i neofascisti condannati per la bomba alla stazione coi suoi 85 morti e i duecento feriti, non avrebbero nulla a che fare con la terribile esplosione al tritolo che nell’estate del 1980 sbriciolò la sala d’aspetto di seconda classe e investì il treno Ancona-Chiasso in sosta sul primo binario. Ascoltato per rogatoria dal pubblico ministero bolognese Enrico Cieri, entrato alle nove di venerdì col funzionario della Digos Marotta nell’austero Palazzo di Giustizia parigino che guarda in faccia le punte della cattedrale di Notre Dame e taglia in due la Senna, il terrorista internazionale di origini venezuelane non batte ciglio e ripete: «A mettere la bomba a Bologna non sono stati né i rivoluzionari né i fascisti…».

Allora chi è stato, insiste il magistrato aggiustandosi gli occhiali sul naso. Ma Carlos, in camicia rossa, ben sistemato nei suoi sessant’anni in arrivo il prossimo 12 ottobre, va per i fatti suoi: «Io voglio parlare davanti a una commissione ministeriale, non a un magistrato… comunque quella è roba della Cia, i servizi segreti italiani e tedeschi lo sanno bene. Il guaio è che l’Italia è una semicolonia degli Stati Uniti, ragion per cui nel vostro Paese non si possono risolvere i tanti misteri… L’Italia dal 1943 è metà pizzeria e metà bordello degli americani, per questo non si risolve nulla… e lo stesso vale per la Germania, semicolonia americana dal 1945».

Carlos, il cui vero nome è Ilich Ramirez Sanchez, detenuto nel carcere francese di Poissy e famoso per l’assalto al quartier generale dell’Opec nel 1975, spiega anche perché «non possono essere stati i neofascisti» a mettere la bomba alla stazione di Bologna. «In quegli anni — detta — il traffico di armi ed esplosivi attraverso l’Italia era cosa soltanto nostra. Col beneplacito dei servizi italiani, coi quali noi rivoluzionari trattavamo personalmente, i compagni potevano attraversare l’Italia, così come la Grecia, con tutte le armi in arrivo da Saddam Hussein. Per questo posso certamente dire che in quei giorni mai ci sarebbe potuto sfuggire un carico di T4 grande come quello fatto esplodere a Bologna. Non sarebbe sfuggito a noi e di certo non lo potevano avere in mano i neofascisti italiani. Quel tritolo viene dai militari… Tra i rivoluzionari palestinesi e l’Ori (l’Organizzazione dei rivoluzionari internazionali, quella di Carlos, ndr) — puntualizza il terrorista — i patti con i servizi segreti italiani erano chiari: in Italia traffico di armi sì, attentati no… E noi abbiamo mantenuto la parola». Quindi Carlos demolisce anche la tesi di Cossiga, quella dello scoppio accidentale dell’esplosivo in transito: «Conosco bene quel tritolo, non suda, non si muove… per farlo saltare serve per forza l’innesco».

A fianco di Carlos, portato in tutta sicurezza al primo piano del tribunale circondato dalla Gendarmeria, ci sono gli avvocati Sandro Clementi e Isabelle Coutant. Con loro l’interprete Sophie Blanco. Davanti al terrorista, a far domande, stanno seduti il giudice istruttore Yves Jannier (che ha sostituito Brughier) e il pm Cieri, l’ufficiale di collegamento italiano in Francia, Forcella, e il magistrato italiano di collegamento a Parigi, Camelieri. Prima di iniziare «lo sciacallo» li fissa negli occhi uno per uno, prende carta e penna e chiede a ognuno di loro nome e cognome. Non tutti rispondono. A un tratto il magistrato bolognese tira fuori un album fotografico e chiede a Carlos se conosce Abu Saleh Anzeh, rappresentante in Italia del Fronte popolare per la liberazione della palestina (Fplp). Sorride, «lo sciacallo».

Prima di diventare segretario a Damasco di George Abbash, Anzeh era il suo uomo delegato ai rapporti con i servizi segreti militari. «Del resto noi eravamo organizzati militarmente — spiega Carlos — per questo subito dopo lo scoppio a Bologna ho ricevuto un rapporto scritto. Noi, prima di tutti, volevamo capire cosa fosse accaduto». A inviarlo, dice ancora, è stata Magdalena Cecilia Kop, nel 1980 una semplice militante poi diventata sua moglie, oggi ripudiata perché starebbe collaborando con il Bka, la polizia politica tedesca. «Andate a chiederlo a lei cosa c’era scritto… I servizi sapevano bene che a Bologna quel giorno c’era Thomas Kram e farlo saltare in aria con la stazione sarebbe stato come mettere la firma dei palestinesi sull’eccidio… Così l’Italia si sarebbe staccata dai palestinesi e avvicinata agli israeliani. Ma Kram (già interrogato dal pm Cieri, ndr) si è salvato e l’operazione è fallita. Thomas era braccato passo passo dagli 007… In realtà era diretto a Perugia. Perché non tutti lo sanno, ma il ‘68 non è nato a Parigi, è nato a Perugia nel 1967».

Bennett aveva fatto bombardare l’ambasciata cinese a Belgrado

Il mistero dell’ex 007 della Cia
picchiato e ucciso in Virginia

L’Fbi spera di avere indizi importanti dalla moglie, gravemente ferita nell’aggressione

LEESBURG (Virginia) — Una volta, William Bennett, 57 anni, si faceva gli affari de­gli altri. Era un ex membro delle Special Forces america­ne, poi passato alla Cia. Ma una volta andato in pensione badava solo agli affari suoi e li proteggeva. I vicini lo vede­vano di rado. «Quando usci­va per prendere la posta o per la passeggiata mattutina». Ed è quello che William ha fatto il 22 marzo. Insieme alla mo­glie Cynthia, un ex capitano dell’esercito, si è incammina­to lungo il Riverside Park, a Lansdowne, in Virginia. Ben­nett non ha più rivisto la sua casetta.

Alle 5.30 una telefonata ha avvisato lo sceriffo: «Abbia­mo sentito delle urla, c’era uno strano furgoncino bian­co ». Una pattuglia raggiunge la zona e trova il corpo senza vita di William. Trenta minu­ti dopo, in un fossato distan­te diverse decine di metri, vie­ne ritrovata la moglie in gravi condizioni. La coppia è stata percossa ripetutamente con grande violenza, forse con delle mazze da baseball. E non viene escluso che l’ag­gressione sia avvenuta in un altro luogo. Gli abitanti della contea sono sgomenti e non hanno spiegazioni plausibili. La zona è tranquilla, gli omici­di sono fatti rari. Siamo a po­chi chilometri a nord di Lan­gley, la sede della Cia, e qui vi­vono molti dipendenti federa­li. Compresi quanti lavorano nella sicurezza.

Per questo, quando lo sce­riffo formula la prima ipotesi sul delitto non manca la sor­presa. «L’aggressione potreb­be essere stato un atto di ini­ziazione di una gang centroa­mericana. I nuovi adepti han­no dovuto commettere un omicidio a sangue freddo», è la tesi. Qualcuno è d’accordo e cita, a riprova, l’aumento dei furti nelle case. Ma c’è chi guarda in altre direzioni, in particolare nel passato di Ben­nett.

Originario del Minnesota, William è entrato nell’eserci­to nel 1977. Dopo un duro training diventa un «Berretto Verde» e come membro delle forze speciali viene spesso im­piegato all’estero. Lo manda­no nella base di Vicenza e poi a Fort Lewis (Stato di Washin­gton). Un servizio contraddi­stinto da molte citazioni al merito. Successivamente pas­sa allo spionaggio, reclutato dalla Cia come esperto. Ed è in questo ruolo che, nel 1999, è al centro di un episodio con­troverso. Il 7 maggio di quel­l’anno, in piena guerra per il Kosovo, l’aviazione america­na colpisce l’ambasciata cine­se a Belgrado. Gravi i danni, tre morti. Un errore — si dice — dovuto a coordinate e map­pe sbagliate. Bennett, affer­mano oggi alcune fonti, era tra i designatori dei bersagli, quindi era coinvolto nel disa­stro. E, aggiunge un’ex fun­zionario dell’intelligence pro­tetto dall’anonimato, a causa dello sbaglio perde il posto ma non i contatti. Da quel mondo non si esce mai com­pletamente. E Bennett lavora «con grande successo» sui missili anti-missile Patriot. Un progetto sensibile per gli Usa e altri Paesi.


Il delitto è legato alla storia dell’ambasciata? C’entrano le ricerche sui missili? Nessuno lo sostiene apertamente, pe­rò nessuno lo esclude. E su In­ternet impazzano le teorie su vendette cinesi o intrighi bal­canici. L’Fbi, che è entrata nel­l’inchiesta, spera di avere in­dizi importanti dalla deposi­zione di Cynthia Bennett. Am­messo che ricordi qualcosa.

Cose ‘e pazzi’

| April 18th, 2009
Ho letto sul Guardian, l’articolo illustrante il rilascio dei ‘memos’ sulle torture perpetrate dalla Cia ai danni dei presunti terroristi e di seguito, gli strepiti delle varie organizzazioni umanitarie. Personalmente, mi sembra tutto un po’ esagerato. Di base, si accusano i Servizi Segreti, di fare i Servizi Segreti. Chiunque abbia un po’ di buon senso, sa che i Servizi Segreti esistono proprio per fare cose ‘illegali’, che non possono essere fatte da altre forze, ma che appunto, come diceva Macchiavelli, sono importanti per la ‘ragion di Stato’ vera o presunta vera che sia, sempre è ‘ragion di Stato’. Possono essere discutibili umanamente, questo sì, ma ripeto, la natura dei Servizi Segreti è di fare azioni che non possono essere fatte altrimenti o legalmente quindi inutile menar tanto il can per l’aia, se volete i servizi Segreti così devono essere, altrimenti inseguite i terroristi con le sirene blu. In quanto alla Cia, con tutto il rispetto parlando, sono talmente famosie conosciuti che mi chiedo se non esista un altro gruppo…un po’ più segreto. Un vero Servizio segreto, non dovrebbe essere ‘ufficiale’, dovrebbe essere, appunto, segreto. I veri S.S. sono quelli di cui non si parla.
Il filosofo a Londra fu una spia lo rivela una biografia americana
RICHARD NEWBURY
La nuova biografia di Ingrid D. Rowland Giordano Bruno - Filosofo Eretico (Farrar, Strauss & Giroux, New York 2009, 27 dollari) ricostruisce in modo assai intrigante, attraverso i suoi scritti, la peripatetica vita del Nolano - scomunicato sia a Roma sia a Ginevra - fino al martirio sul rogo il 17 febbraio 1600. La professoressa Rowland, un’americana che insegna a Roma, riconosce che il soggiorno di Bruno in Inghilterra gettò i semi della sua filosofia ma minimizza la sua straordinaria influenza sull’Inghilterra elisabettiana.

Giordano Bruno non si sentì mai così felicemente a casa come nei due anni (1583-1585) trascorsi in Inghilterra, dove ebbe grande successo come guru e in quanto tale fu sbeffeggiato da Shakespeare in Pene d’amor perdute nella figura di Berowne: «Andiamo allora, io giuro di studiare per sapere quello che mi è proibito sapere» (Atto I, Scena III, 59-60). I suoi tentativi di insegnare a Oxford fallirono, le sue lezioni sull’astronomia e l’immortalità dell’anima non piacquero: perché era un seguace di Copernico e perché, con la sua memoria fotografica, aveva plagiato Marsilio Ficino.

A quel punto decise che il suo mercato sarebbe stato Londra con la sua Corte e non Oxford, dove «non c’erano più dottori in filosofia ma dottori in grammatica. Un’intera costellazione di costoro regna su questa campagna felice e la loro ostinata ignoranza, la loro gelosia e presunzione si combinano con una rustica inciviltà di maniere che avrebbe provocato la pazienza di Giobbe. Ciechi somari che non si preoccupano di cercare la verità ma solo di studiare e giocare con le parole».

Bruno fu un catalizzatore del Nuovo Teatro e della Nuova Scienza: in quel momento una miscela alchemica di magia e matematica, di astronomia e astrologia, di empirismo e mito, si fondevano nella scienza moderna. Il Nolano ispirò la controcultura anti-aristotelica e «ateistica» della «Scuola della notte» di Sir Walter Raleigh, il cui esperimento pratico fu la colonia in Virginia - la loro personale isola di Prospero della Tempesta - e l’esperimento creativo del Dr Faustus di Kit Marlowe - «un Bruno sassone». Faustus, come Bruno, aveva studiato a Wittenberg. E così avevano fatto non solo Amleto, che mette sottosopra una corte aristotelica (e le tre unità aristoteliche del dramma) come avviene nella Renovatio mundi di Bruno, ma anche il suo amico Orazio «spirito calmo» e le spie Rosencrantz e Guildenstern. «Oh Dio, potrei essere rinchiuso in un guscio di noce e credermi re di uno spazio infinito - se non fosse che faccio brutti sogni», dice Amleto, alludendo agli universi multipli di Bruno.

Amleto, come Bruno, rifiuta un universo culturale, politico, cosmologico. Se Amleto in «Essere o non essere» ha difficoltà nel passare dal pensiero all’azione, non è perché pensa troppo ma perché le sue idee implicano una «renovatio» totale che nessuna singola azione o «vendetta» può determinare. «Il tempo è fuori dai cardini / ed è un dannato scherzo della sorte / che io sia nato per riportarlo in sesto». La «renovatio» è nell’arrivo di un nuovo e incorrotto principe Fortinbras. L’uomo, per Amleto, è «quintessenza di polvere», il che rispecchia l’idea di Bruno che la morte è mutazione e trasformazione continua. «Se adesso è la mia ora, vuol dire che non è più da venire; se non è da venire, sarà adesso; se non è adesso, dovrà pur venire. L’importante è tenersi pronti». (VII 216-218). Tutto questo lo troviamo nello Spaccio de la bestia trionfante di Bruno. Il padre di Amleto era stato assassinato, come anche le contemporanee teste coronate di Scozia, Olanda e Francia (due). La fatwa incluse nel 1570 la scomunica contro la regina vergine, richiesta perché aveva assassinato, prendendone poi il posto, la cattolica Maria Stuarda, regina di Scozia. Il fatto che a Elisabetta fosse stata risparmiata analoga sorte è in larga parte dovuto a Bruno la Spia, che lavorava per l’uomo che aveva organizzato la rete di agenti segreti della regina, Sir Francis Walsingham, un genio in un’altra arte occulta.

Enrico III spedì il suo lettore domenicano rinnegato a fare il cappellano, il confessore e l’elemosiniere di Michel de Castelnau, l’ambasciatore francese a Londra nel momento in cui era caduta l’ipotesi di matrimonio tra Elisabetta e suo fratello, il duca d’Alençon poi d’Angiò. Ufficialmente Castelnau negoziava un esilio in Francia di Maria Stuarda ma ufficiosamente tramava, aiutato dall’ambasciatore spagnolo Mendoza e dai cospiratori cattolici in Inghilterra e all’estero, per portarla - lei che era vedova del re di Francia Francesco di Valois, deposta regina di Scozia e legittima regina d’Inghilterra - sul trono di Elisabetta, liberato da un provvido assassinio.

Lo 007 Bruno ebbe una parte cruciale nel contrastare queste trame. Detestava in egual misura il papato e la dottrina protestante della predestinazione ma sosteneva la politica estera protestante di Elisabetta in quanto era la più antipapista. Come vediamo nella Cena de le Ceneri scritta per l’amico Smitho e ambientata a Londra, Bruno ammirava Leicester, Walsingham ed Elisabetta. Il suo Spaccio de la bestia trionfante, scritto nel 1584 e dedicato al poeta soldato Sir Philip Sidney, è un peana in onore della sua Astrea (Elisabetta) e del suo nuovo ordine di giustizia, tolleranza e armonia.

Bruno era già «sotto copertura» presso l’ambasciata francese come segreto prete cattolico. Con lo pseudonimo di Henry Fagot (in inglese: «fascine per il rogo») scrive a Walsingham e direttamente anche a Elisabetta. Corrompe il segretario dell’ambasciatore, il signore di Courcelles, per poter accedere a tutta la corrispondenza segreta tra Maria e la Francia e intanto ottiene da quell’ubriacone dell’ambasciatore spagnolo Mendoza la conferma che la Francia stava progettando per la regina di Scozia un matrimonio spagnolo e un’alleanza anti-inglese. Viene a sapere anche che Fowler, la spia di Walsingham, faceva il doppio gioco e, soprattutto, procura l’unica prova lampante del complotto di Francis Throckmorton per invadere l’Inghilterra con truppe francesi e spagnole, assassinare Elisabetta e incoronare Maria. Il complotto ovviamente fallisce, Throckmorton viene arrestato, processato e giustiziato, Mendoza espulso e Castelanu rischia la stessa fine. Bruno sventa così la più seria minaccia a Elisabetta fino all’Invincibile Armata del 1588. Poi, confessando la spia di Mendoza Pedro de Zubiaur, viene a conoscere i piani per avvelenare i profumi e la biancheria di Elisabetta. E’ sempre Bruno a scoprire il complotto di Thomas Babington e a fornire l’unica prova inconfutabile dell’attiva connivenza di Maria, che la portò al processo e all’esecuzione.

Bruno era una spia eccellente - coraggioso, brillante, solido, attento e senza scrupoli morali nei confronti di amici e nemici. In Spaccio c’è una giustificazione cifrata: «La semplicità pedissequa de la Veritade non deve lungi perregrinare dalla sua regina, benché talvolta la dea Necessitade la costringa di declinare verso la Dissimulazione, a fine che non vegna inculcata la Simplicità o Veritade, o per evitar altro inconveniente. Questo facendosi da lei non senza modo ed ordine, facilmente potrà essere fatto ancora senza errore e vizio».