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dal Gazzettino.it: Ernest Hemingway spia del Kgb

Filed under Uncategorized by Trevis on 12-07-2009

Ernest Hemingway spia del Kgb

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Ernest Hemingway

di Roberto Bertinetti

ROMA (10 luglio) - Ernest Hemingway fu spia per conto dei sovietici nel corso degli anni Quaranta. A rivelarlo è oggi il quotidiano londinese Guardian in un articolo in cui si cita un libro appena uscito negli Stati Uniti. 

Il volume è pubblicato dalla Yale University Press, si intitola Spies: The Rise and Fall of the KGB in America, è stato scritto da due storici, John Earl Haynes e Harvey Klehr, insieme a Alexander Vassiliev, esperto di origine russa che ha avuto potuto accedere ai documenti riservati custoditi a Mosca negli archivi dei servizi segreti relativi al periodo staliniano. 

Secondo gli autori del saggio, il Nobel per la letteratura nel 1954 venne reclutato dagli agenti del Kgb nel 1941 alla vigilia di un viaggio in Cina dopo che aveva in più occasioni espresso «desiderio e volontà di aiutare l’Urss», gli venne dato il nome in codice “Argo” e continuò a mantenere contatti con Mosca per l’intero decennio senza percepire alcun compenso, incontrandosi con emissari dei servizi staliniani durante soggiorni a Londra e a Cuba. Il rapporto poi si interruppe per scelta degli stessi sovietici, sostengono gli autori del saggio, perché «Hemingway non fu in grado di proporre ai russi alcuna informazione da loro ritenuta rilevante sotto il profilo politico e militare».

I primi contatti tra Hemingway e il Kgb, precisano Haynes, Klehr e Vassiliev, ci furono nel corso dell’estate del 1940, pochissimi mesi prima dell’uscita di Per chi suona la campana, il romanzo sulla guerra di Spagna che si issò in fretta in testa alle classifiche e vendette in breve oltre mezzo milione di copie. A differenza di quanto fatto nello stesso periodo da Orwell in Omaggio alla Catalogna (che ha egualmente al centro il racconto della guerra civile in Spagna), Hemingway nel suo testo non prende in maniera esplicita posizione a favore dei repubblicani che furono vittime degli stalinisti. E fu proprio questa scelta, affermano gli storici, a convincere il Kgb che lo scrittore poteva essere utile alla loro causa. In realtà l’agente “Argo” non diede alcun effettivo contributo concreto alla battaglia dei sovietici, «anche se lo status di spia certo non dovette certo dispiacergli perché ai suoi occhi aveva un alone leggendario», precisano gli autori del volume. 

L’ipotesi trova più di una conferma nelle vicende biografiche dello scrittore proprio in questo periodo. Molti studiosi, del resto, hanno ipotizzato (senza tuttavia trovare prove) che Hemingway fu in contatto anche con i servizi americani. Mosca e Washington, in altre parole, avrebbero a lungo rivaleggiato tra loro per ingaggiare un uomo che aveva larga fama internazionale e si muoveva senza sosta da un capo all’altro del mondo.

La prima missione affidatagli dal Kgb, si sostiene nel libro, coincise infatti con un lungo viaggio compiuto da Hemingway in Estremo Oriente insieme alla terza moglie Martha Gellhorn che doveva raccontare la guerra cino-giapponese per il periodico Collier’s, vide Hong Kong, Singapore, Rangoon e fu inviato a pranzo da Chiang Kai-shek. Gli autori del volume appena uscito negli Stati Uniti affermano che Hemingway promise più di una volta di inviare rapporti dettagliati sui contatti avuti durante il soggiorno, ma che “Argo” non li spedì mai a Mosca.

Hemingway, che pure secondo quanto contenuto negli archivi moscoviti continuava a garantire collaborazione all’Urss, non si dimostrò particolarmente attivo nemmeno tra il 1942 e il 1943, anni in cui si trasferì a Cuba e riuscì a farsi dare dal governo locale (pare su suggerimento di Washington) armi, munizioni, bombe a mano e un equipaggio per la sua barca Pilar con l’obiettivo di vigilare sull’eventuale presenza di sottomarini di provenienza tedesca nelle acque dell’isola. Anche in questa circostanza dall’Urss giunsero richieste di notizie, puntualmente lasciate cadere.

L’agente “Argo”, precisano gli storici nel loro volume, venne congedato dai sovietici alla fine degli anni Quaranta «a causa dello scarso apporto alla battaglia comunista» e lo scrittore non si mostrò deluso per la loro scelta. Era il periodo del maccartismo nascente, ma Hemingway non interruppe i rapporti con Mosca a seguito della “caccia alle streghe” scatenata dal senatore del Wisconsin. I problemi di alcolismo con i quali stava facendo i conti erano diventati sempre più gravi e per lui, probabilmente, «il tempo di giocare alla spia era finito». Nell’ultimo rapporto sul suo conto inviato a Mosca viene definito «una spia dilettante che non ha mai chiesto soldi». Il legame con il Kgb, ipotizzano gli studiosi concludendo la parte che lo riguarda, «fu solo un’avventura intellettuale senza seguito sul piano pratico». 

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