Ho letto L’espionne n°1: la Chatte di Gordon Young, edizione francese ‘j’ai lu’ del 1957. Il libro illustra la storia di Mathilde Carré, spia francese per conto degli alleati inglesi nella Seconda guerra mondiale. Mathilde è soprannominata la Chatte e opera a Parigi e in tutta la Francia occupata dai tedeschi con bravura e ottimi risultati. Un giorno viene catturata dall’Abwher, il servizio segreto tedesco. In pochissimo tempo, sotto minaccia di essere fucilata, rivela e denuncia i nomi di almeno cento componenti del ‘réseau’ di spie che lavorano sotto la sua direzione. Il libro fa la cronaca di questi arresti e indaga sulle cause di questo tradimento incredibile. A mio avviso, L’espionne n°1: la Chatte è un’ottima lettura per aspiranti spie e per amanti delle spy story, perché insegna tutto ciò che non bisogna fare per non farsi catturare in un territorio occupato. Per esempio, le spie che lavoravano per la Chatte, sono terribilmente ingenue: si fidavano di lei al punto che quando lei, ormai bruciata, andava all’appuntamento, sottolineiamo che i suoi compagni spesso sapevano già che era stata arrestata, non pensavano che lei avesse tradito, ma che fosse
riuscita a liberarsi! Questi spioni, rimanevano infatti non sorpresi o sospettosi, bensì felici di sapere che lei era stata rilasciata. A volte non cambiavano idea neppure davanti alle pistole dell’Abwher e solo dopo molti ragionamenti, quando erano già in carcere, capivano che era stata lei l’infame che li aveva traditi.
Personalmente io non giudico il comportamento della Chatte, anzi, a sua discolpa, visto che di eroi non ce ne sono poi molti, penso che chiunque venga catturato è passibile di tradimento o di collaborazione con
il nemico (chi è in grado di resistere a un a un interrogatorio fatto come si deve?), basta avere gli argomenti giusti, tutti parlano.
Nel caso dello spionaggio, a mio avviso, ogni spia dovrebbe tutelare sé stessa e sospettare di chiunque, anche dei suoi colleghi, anzi, tenere bene a mente che fare la spia significa spesso impiantare il coltello nella schiena dei propri amici (spia=giuda). Conclusione? In una rete spionistica il tradimento è sempre possibile e non imputabile del tutto al traditore, visto che chi cade nella rete, sa che è ci è caduto perché non è stato abbastanza astuto da guardarsi alla spalle. In casi come questi, la massima sicurezza è lavorare da soli. Non si dice del resto, in certi ambienti, che un segreto conosciuto da tre persone è tale solo quando due di questi sono morti?
Attenzione dunque, alle ‘Chatte’ di tutti i tempi!