Perché Iospia?

Iospia nasce perché in quasi tutte le riviste dedicate ai cosidetti generi, le storie di spionaggio sono confuse (a torto o a ragione) con i thriller/noir/gialli. È vero che un romanzo di spionaggio deve essere anche un buon giallo/noir/thriller, ma noi poniamo questa definizione basica, elementare: consideriamo un romanzo, di 'spionaggio' tale, quando i protagonisti dello stesso, sono spie, agenti segreti. Questo è il primo criterio da noi scelto per definire un romanzo o una pellicola 'di spionaggio'. Ce ne sono altri? Fatecelo sapere. In Iospia parleremo di romanzi, di libri, di storia dello spionaggio, di spionaggio, di siti sullo spionaggio, di quello che pubblicano i giornali sullo spionaggio. Prenderemo le nostre notizie da internet o da altri giornali, citando la fonte.

e-Samizdat presenta: È sempre verde, romanzo di formazione di una spia, l’autore è P. Vilikovský

Filed under Libri by Trevis on 19-10-2009

P. Vilikovský
È sempre verde…
traduzione di A. Mura, Edizioni Anfora, Milano 2004
(Recensione di Tiziana D’Amico)
e Samizdat 2005 (III) 2-3, pp. 492-494

“…E va subito detto che la scelta di È sempre verde… ci appare particolarmente felice. Una ex-spia dell’impero austro-ungarico racconta le proprie esperienze a un aspirante agente segreto attraversando mezzo secolo di storia dell’Europa centrale. Un romanzo di spionaggio, dunque. Ma non solo, perché già nella succinta trama compare un altro genere, quello del romanzo di formazione: l’agente fuori servizio è prodigo di consigli e osservazioni su come si deve svolgere questo delicato lavoro, oltre che di particolari sulle avventure vissute.
Consigli, osservazioni, avventure, considerazioni, ricordi: la narrazione è composta unicamente da questo, e si rovescia come l’acqua di un bicchiere rovesciato, senza una meta precisa, senza confini. Il narratore divaga, interrompe il racconto, passa da un ricordo all’altro, ignorando, confondendo il suo ascoltatore (i suoi ascoltatori, quello del romanzo e il lettore). Un monologo a tratti interrotto da domande alle quali non sempre vengono date risposte, spesso ribattute con fastidio e insulti più o meno velati, o del tutto snobbate. Un ascoltatore denigrato, di cui veniamo a conoscenza solo dei difetti fisici (le orecchie, il naso) e delle carenze intellettive e scolastiche (non conosce né l’inglese né il latino). Il critico Vladimír Macura ha osservato che questo narratore ricorda Insulti al pubblico di Peter Handke (“Agenta Munchhasena přirody a skúsenosti”, Slovenské Pohľady, 1989, 9, pp. 41-47); o forse sarebbe più appropriato scrivere che “gioca a ricordarlo”.
Ed ecco una delle chiavi di lettura di queste 140 pagine: il gioco. L’autore, attraverso questo suo narratore egocentrico, stereotipo di se stesso, gioca con il lettore e con la letteratura. Gioca con i generi, quello dello spionaggio innanzitutto, quello di formazione (con il colpo di scena finale), e, a guardar bene, tocca anche quello della memorialistica con il suo narratore dai ricordi grotteschi, irreali di una vita fuori dal quotidiano. …”

Liaty Pisani, chi è costei?

Filed under Libri by Trevis on 18-10-2009

Liaty Pisani è considerata dalla critica “l’unica scrittrice da prendere sul serio nel panorama tutto maschile della spy story internazionale” («Norddeutscher Rundfunk»), nonché “la maestra del thriller di spionaggio” («Der Spiegel»). Inizia la sua carriera letteraria a tredici anni quando, nei primi anni Sessanta, pubblica un libro di poesie illustrato dai suoi quadri: Il mondo nasce e io l’amoSi scatena un caso analogo a quello della giovanissima poetessa francese Minou Drouet (stampa, radio e televisione si occupano ampiamente di lei). A diciotto anni pubblica un secondo libro di versi Per non dimenticare, al quale segue La scelta della pelle, presentati da Giulio Nascimbeni e Giuliano Gramigna. In seguito pubblica poesie su riviste. Nel 1979 lavora per la casa editrice Guanda, occupandosi della Società di Poesia. L’anno seguente scrive il suo primo romanzo, Il falso pretendente (Coliseum 1988 e La vita Felice 1995). Seguirà nel 1987 La Terra di Avram, edito da Mondadori. Nel 1992 inizia la serie di spionaggio che ha come protagonista l’agente di un servizio segreto mercenario. Specchio di notte, il primo libro della serie, sarà pubblicato da Leonardo Mondadori Editore. In seguito Liaty Pisani, a causa della mancata pubblicazione in Italia del suo secondo romanzo di spionaggio, che offre una lettura della tragedia di Ustica molto scorretta politicamente, cederà i diritti dei propri libri alla casa editrice Diogenes di Zurigo. In Italia sono stati pubblicati da Sperling: Agguato a MontségurUn silenzio colpevoleLa spia e il presidente e da Fazi Editore il nuovo La Spia e la Rockstar. Nel 2007, per i titoli della Diogenes, uscirà il romanzo La soluzione vitale che tratta della recrudescenza del fascismo nel mondo. I suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Germania, Austria e Svizzera tedesca.

da Chelsea mia: “Le cento sterline che Mussolini intascava dalla perfida Albione”

Filed under notizie by Trevis on 12-10-2009

 Per quasi un anno Benito Mussolini, nel 1917, fu stipendiato dai servizi segreti britannici. Sorprendente, forse, per l’uomo che molti anni dopo avrebbe dichiarato guerra alla “perfida Albione”. Ma la politica è spregiudicata, sicché non bisogna meravigliarsi che gl’inglesi, più tardi “stramaledetti” dal fascismo, fossero alleati preziosi in una stagione precedente. Stupisce piuttosto, e qui sta la novità, l’esiguità della somma: cento sterline, il prezzo con cui l’intelligence britannica si comprò la fedeltà di Mussolini, non erano molti soldi nemmeno a quel tempo. “In genere, rivalutiamo per sessanta: perciò, possiamo stimare quella sovvenzione in seimila sterline d’oggi”, dice Peter Martland, professore di storia moderna all’Università di Cambridge. Neppure 5.500 euro al cambio odierno, quindi, per fare una politica, certo congeniale a Mussolini, che era vitale per la Gran Bretagna in guerra contro gl’Imperi Centrali. “Fu un vero affare, perché ormai il conflitto sembrava perso”, osserva Martland. Possibile che con quelle cento sterline si sia cambiato il corso della storia europea? “Comunque, se avesse vinto la Germania, non saremmo qui a parlarne”, commenta lo storico.

Vediamo. Nell’autunno del 1917 le sorti della Grande Guerra sono appese a un filo. La Russia rivoluzionaria ha sospeso i combattimenti contro la Germania, l’Italia ha subito la rotta di Caporetto. La situazione è disperata. Se anche l’Italia dovesse abbandonare il conflitto, solo Francia e Gran Bretagna resterebbero a opporsi a Germania e Austria. Londra deve fare di tutto per garantire che l’Italia non receda dall’alleanza: “C’era il timore che il governo italiano dopo Caporetto dovesse fronteggiare rivolte, ondate pacifiste”, riassume Martland. Ma i britannici avevano a Roma un uomo di prim’ordine, il tenente colonnello Samuel Hoare, dell’intelligence militare, il quale aveva organizzato una rete di un centinaio di agenti che agivano per la Gran Bretagna. Riferiscono sul morale della nazione, sulla condizione delle banche, sul contrabbando di oro e valuta verso la Svizzera che, come sempre nella storia italiana, aumenta nei momenti di grave crisi. Qualcuno consiglia a Hoare di avvicinare il giornalista Benito Mussolini che, cacciato dall’”Avanti!” e dal partito socialista per la sua linea interventista, sostiene ora la politica con un nuovo giornale, “Il Popolo d’Italia”. Hoare acconsente e, conosciuto Mussolini, fa di più: propone una sovvenzione per la testata.

Il suo capo a Londra, Sir George Macdonagh, tentenna. “Hoare lo convince, dicendo che, se la sovvenzione è negata, è pronto a pagare di tasca propria”, spiega Martland. E si fa l’accordo: cento sterline alla settimana. Ricorderà molti anni più tardi, nel 1954, Hoare, ormai divenuto Lord Templewood, nelle sue memorie: “’Lasci fare a me’, fu la risposta che Mussolini mandò attraverso il mio intermediario: ‘Mobiliterò i mutilati di Milano, che spaccheranno la testa a ogni pacifista che tentasse di tenere una manifestazione di strada contro la guerra’. E fu di parola, i fasci neutralizzarono davvero i pacifisti milanesi”, concluse Hoare -  sorvolando, da signore, sulle cifre. Naturalmente, non è che Mussolini abbia salvato le sorti dell’Italia e della guerra, ma anche il suo interventismo, fino al Piave e al riordinamento dell’esercito italiano sbandato, servì alla causa britannica. “L’investimento rese, anche se non so se Mussolini usasse i soldi per il giornale: viste le sue inclinazioni, ritengo probabile che abbia speso quei soldi per le sue amiche”, dice Martland, che fa due conti: “Era buon prezzo, se si pensa che la guerra all’epoca costava alla Gran Bretagna quattro milioni di sterline al giorno”. 

libri e affini

Filed under Libri by Trevis on 10-10-2009

In questi giorni sto leggendo un po’ di libri… ne ho una catasta, che inizio, rimetto lì, riprendo. Per fortuna quando li riprendo, anche a distanza di mesi o settimane, mi ricordo subito dove ero arrivato e cosa stava accadendo. Per fortuna…

Notizie dalla frontiera

Filed under notizie by Trevis on 07-10-2009

 Nulla di nuovo qui sul fronte orientale… lo sapete che questo server (di iospia) ha sede in Portogallo? Anche quello un paese famoso per le spie
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